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Il valore del fondovalle

La Vallemaggia è estremamente ricca dal punto di vista naturalistico. Il fondovalle ne è sicuramente l'elemento predominante. Alcuni aspetti concernente il valore del fondovalle sono riportati nei paragrafi seguenti.

Il Clima
Aspetti geologici e idrologici
Inventari naturalistici e paesaggistici
Alluvioni e argini
Il valore del fondovalle


IL CLIMA
(tratto da: Studio naturalistico del fondovalle valmaggese. Memorie della STSC Vol III. 1993).

Il clima della Vallemaggia è abbastanza umido e mite, con temperature medie annuali tra i 9°C e i 10°C. Oltre alle medie annuali, è estremamente importante considerare anche i microclimi caratteristici di ogni ambiente del fondovalle perché influenzano la ripartizione delle specie. Per esempio, sui suoli nudi dei greti sono stati registrati valori di -8°C in dicembre e di +58°C in luglio con una variazione di circa 66°C!

Nel corridoio del fondovalle soffia spesso da Nord verso Sud il Favonio, un vento secco in grado di provocare la caduta dell’umidità dell’aria. Durante l’inverno, capita spesso che si formi la nebbia dovuta al fatto che in pianura la temperatura risulta di molto inferiore a quella presente sui versanti collinari circostanti.

Per quanto riguarda la pioggia, il valore medio annuale è elevato (1747 mm a Cevio) con forti precipitazioni in brevi lassi di tempo. La parte meridionale della Vallemaggia, con la Valle Onsernone e le Centovalli sono le aree a maggior intensità di precipitazione.


ASPETTI GEOLOGICI E IDROLOGICI

Dal punto di vista geologico (minerali e rocce) la Vallemaggia è abbastanza omogenea. Essa è formata quasi interamente da rocce cristalline acide. I gneiss granitici sono senz’altro i minerali più frequenti, e l’attività delle cave ancora presenti sul territorio lo stanno a dimostrare.

Le glaciazioni del periodo Quaternario hanno contribuito in modo importante alla creazione del fondovalle, segnato da un forte rilievo e da una base relativamente stretta (700 m in media). Su tutta la sua lunghezza, il fondovalle si mantiene a una quota relativamente bassa (inferiore ai 450 m s.m.) fino nel cuore dell’arco alpino. L’intensa e millenaria attività erosiva del fiume, ha permesso di accumulare importanti depositi fluviali su più strati composti da ciottoli, sabbia e limo.

L’ampio bacino imbrifero della Vallemaggia (925 kmq, pari a 1/3 della superficie del Cantone Ticino) è caratterizzato da un forte rilievo e sottoposto a intense e abbondanti precipitazioni. Questi fattori fanno della Maggia un fiume molto torrentizio, in grado di aumentare la propria portata di centinaia di volte in poche ore. Con un rapporto tra deflusso minimo e massimo di 1:7'000 la Maggia è quindi considerata il fiume più torrentizio d’Europa.

Il fiume, che durante la maggior parte dell’anno ci appare come un esile filo argentato, durante le forti precipitazioni si trasforma in un padrone assoluto del fondovalle, invadendo il greto nudo, sommergendo le golene e la vegetazione rispuntata tra una piena e l’altra. Giuseppe Zoppi nel 1960 scisse “ Da una parte e dall’altra, il greto è bianco, abbagliante. Così per chilometri e chilometri, risalendo la valle fin dove l’occhio arriva. E la linea del fiume è ondosa, serpeggiante, a meandri: l’acqua ha morso un po’ di qua, un po’ di là: così s’è fatta un gran letto, fin troppo capace. Terribile fiume! Non fa mostra di niente, ora. In tempo di piena, aumenta di cento volte il suo volume. Non è più azzurro, allora. È bruno, è nero, si divincola e urla, come una belva orribile, non mai veduta, lunga lunga, sempre fuggente, sempre presente .”


INVENTARI NATURALISTICI E PAESAGGISTICI

La zona alluvionale della Vallemaggia riveste una particolare rilevanza dal punto di vista naturalistico e paesaggistico e numerosi inventari ne documentano l’importanza.

  1. Dal 1979 il tratto che si estende tra Riveo e Giumaglio figura nell’Inventario dei paesaggi e dei monumenti naturali di importanza nazionale che meritano di essere protetti (CPN/KLN), oggetto nr. 3.87.
  2. Le zona alluvionale tra Gordevio e Aurigeno (oggetto nr. 170), tra Cevio e Maggia (oggetto nr. 171), tra Broglio-Prato Sornico (oggetto nr. 172), e tra Sonlerto-Sabbione in Valle Bavona (oggetto nr. 227) figurano nell’Inventario delle zone golenali di importanza nazionale.
  3. Il paesaggio alluvionale della Maggia tra Riveo e Giumaglio figura anche tra i 9 oggetti inseriti nell’Inventario dei paesaggi golenali di importanza internazionale dal 1982.
  4. Nell’inventario dei prati secchi troviamo anche 24 oggetti posti lungo il fondovalle.

ALLUVIONI E ARGINI
(Tratto da: Proteggersi con le pietre-Gli argini lungo il fiume Maggia. N. Dutly-Bondietti. APAF.2003)

Analisi storica
Numerosi documenti storici riportano fatti legati a importanti danni e vittime causati dal fiume ingrossato. Tra le ultime alluvioni devastanti, ricordiamo quella del 7-8 agosto 1978 che fortunatamente non fece vittime ma solo ingenti danni; il ponte stradale che collegava Aurigeno e Moghegno con la sponda sinistra fu spazzato via, la piscina comunale di Bignasco fu riempita di detriti, e numerosi villaggi furono devastati.

Nel 1992, a Faedo in Valle Bavona, vi sono state due vittime travolte dal torrente gonfiatosi in modo pauroso in poche ore. Il villaggio fu squartato.

È proprio per evitare il ripetersi di simili tragedie che l’uomo ha insistito nel voler intervenire per controllare il fiume. Spesso le date di costruzione degli argini coincidevano con le grandi alluvioni.

Gli interventi effettuati dall’uomo per limitare i danni provocati dalla furia della Maggia non sono però stati così sconvolgenti da deturpare in modo irreversibile l’ambiente naturale, come invece è avvenuto in altre valli alluvionali. La Maggia può ancora scorrere libera su lunghi tratti e avere ancora la dinamica naturale con zone di erosione e deposito. A partire dalla fine dell’Ottocento, numerosi sono stati i progetti proposti per incanalare il fiume e per guadagnare terreni per l’agricoltura. Tra Bignasco e Avegno si possono contare 9'404 m lineari di ripari e argini ancora presenti. Delle opere costruite prima del 1853 lungo la Maggia probabilmente non resta più traccia: le alluvioni hanno travolto queste testimonianze, trasportandole fino al delta.

In Vallemaggia si è di recente cercato di rivalorizzare l’aspetto culturale e storico legato a queste imponenti costruzioni. L’APAV (Associazione per la protezione del patrimonio artistico e architettonico di Valmaggia) e Vallemaggiapietraviva hanno pubblicato documenti estremamente interessanti al riguardo, tra cui anche un itinerario per riscoprire gli argini di Cevio.

Un nuovo approccio al problema
Come hanno mostrato gli avvenimenti alluvionali disastrosi avvenuti degli ultimi anni nel mondo, non esiste una protezione assoluta contro le piene. Ci saranno sempre inondazioni che supereranno ogni valore empirico, e alla luce delle modificazioni climatiche in atto, questi fenomeni tenderanno ad accentuarsi. Le innumerevoli opere di correzione di fiumi e torrenti hanno sicuramente contribuito a migliorare la protezione in caso di alluvioni, tuttavia vi è un rovescio della medaglia. L’ampiezza dei danni dipende essenzialmente dallo sviluppo dell’occupazione delle aree a rischio. Abitazioni e strade sono state costruite, in piena fiducia, al riparo delle opere di protezione, in aree un tempo inondate. L’accelerazione dello scorrimento dell’acqua negli alvei cementati, l’assenza di una vegetazione golenale che ne contenga in parte l’energia, e la mancata libertà di esondare liberamente, favoriscono i disastri più a valle. Inoltre, l’importante sigillazione del territorio tramite la continua costruzione di superfici impermeabili (strade, parcheggi, manufatti,...), impediscono all’acqua piovana di venir trattenuta nel terreno e, pertanto, tamponare in parte le piene. Bisognerebbe intervenire per ripristinare la naturalità dei corsi d’acqua, al fine d’assicurare al contempo la sicurezza contro le piene e la funzionalità ecologica. Una maggiore protezione sarebbe assicurata anche accordando più spazio ai fiumi rettificati spostandone gli argini, laddove è possibile e nel rispetto degli altri utilizzi del territorio. Questa soluzione è di difficile attuazione in Ticino vista l’intensa urbanizzazione dei fondovalle, ma è stata già realizzata fuori Cantone, ad esempio alla Moesa. Esempi incoraggianti di rinaturazione degli argini sono tuttavia già una realtà lungo la Magliasina e il Laveggio. Per fortuna il fiume Maggia possiede ancora ampio spazio per esondare e pertanto i danni legati alle alluvioni sono minimi se si considera l’enorme carattere torrentizio del fiume.

Le autorità politiche hanno preso coscienza della necessità di una legislazione attenta anche alle esigenze ecologiche dei corsi d’acqua. Nuove direttive federali mirano ad una maggiore tutela dei corsi d’acqua ancora allo stato naturale e alla rinaturazione di quelli degradati. Gli obiettivi di questi interventi sono multipli: aumentare la sicurezza idraulica, ridurre il rischio di esondazioni, alimentare le falde freatiche, preservare la ricca biodiversità delle golene e rendere più attraente il paesaggio per lo svago, la pesca e il turismo. I numerosi modi d’utilizzo delle zone alluvionali conducono, in alcuni casi, a dei conflitti tra protezione e sfruttamento. La salvaguardia di queste aree non implica l’arresto di queste attività. Un dialogo costruttivo tra le parti deve essere lo strumento che permetta di trovare soluzioni che accontentino tutti gli attori in gioco.


IL VALORE DEL FONDOVALLE
(tratto da: Studio naturalistico del fondovalle valmaggese. Memorie della STSC Vol III. 1993).

La caratteristica dominante del fondovalle valmaggese è quella di rappresentare un paesaggio ancora ampiamente naturale, caratterizzato da una importante dinamica fluviale che rimodella in continuazione il territorio. La ricchezza naturalistica di questo paradiso golenale si esprime in modo grandioso lungo numerosi tratte, tra Giumaglio e Someo per esempio, e rappresenta, per estensione e valore ecologico-paesaggistico, una rarità a livello europeo. Il fiume Maggia ha saputo guadagnarsi, con la sua impetuosa dinamica alluvionale, un profondo rispetto da parte dei valmaggesi. Purtroppo, sono divenuti rari gli esempi come questo.

Il valore paesaggistico
Il valore ecologico e naturalistico
Il valore scientifico
Il valore educativo e didattico
Il valore per l’acqua potabile

Il valore paesaggistico
Il territorio del fondovalle valmaggese è marcato dalla presenza di due paesaggi assai diversi che si accompagnano e si fondono l’un l’altro su tutto il fondovalle.

  1. Il primo è il più appariscente per il forte contrasto dei greti con il verde dei pendii boscati ed è il paesaggio propriamente alluvionale. Si tratta di un paesaggio ancora ampiamente naturale e con un’importante dinamica alluvionale che rimodella in continuazione il territorio.
  2. Il secondo non riceve più l’influenza del fiume ed è contraddistinto dai numerosi interventi passati e presenti da parte dell’uomo. Il bianco dei greti e il grigio-verde degli isolotti alluvionali lasciano qui il posto ai colori più intensi delle zone agricole, di quelle insediate e di quelle selvicolturali.

La coesistenza e compenetrazione sullo stesso territorio di un’estesa componente naturale ancora largamente intatta e una componente legata all’uomo fanno del fondovalle valmaggese un paesaggio esemplare, unico per il Ticino e difficilmente riscontrabile altrove. Questo territorio è stato anche definito come il paesaggio alluvionale più selvaggio della Svizzera!

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Il valore ecologico e naturalistico
Il fondovalle valmaggese è caratterizzato da una ricchezza e una diversità di ambienti e di specie estremamente elevata. Nella sola zona alluvionale, dalla vegetazione pioniera dei greti a quella affermata dei boschi golenali, a quella propriamente acquatica, hanno potuto essere individuate non meno di 600 specie di piante (1/4 della flora svizzera in una quindicina di km2!) e 15 associazioni vegetali!

Dei numerosi ambienti presenti sul fondovalle alcuni devono essere considerati di particolare valore, sia perché ospitano piante e animali non riscontrabili altrove, sia perché sono divenuti ovunque assai rari. Alcuni di questi ambienti rari sono presenti in Ticino principalmente o unicamente in Vallemaggia!

L’alto grado di naturalità di una buona parte del territorio costituisce senza dubbio uno degli aspetti più importanti dal profilo ecologico e naturalistico: mentre la porzione extra-golenale del fondovalle è stata ampiamente trasformata nel corso dei secoli dapprima dalla deforestazione e dalle pratiche agricolo, in seguito da uno sfruttamento forestale più attento, dall’avvento di centri abitati e artigianali sempre più estesi, il comparto propriamente alluvionale del fondovalle si è invece conservato nel tempo in modo ampiamente inalterato. Questa condizione di naturalità, ormai rara in tutta Europa, rappresenta un valore inestimabile non solo dal punto di vista ecologico e naturalistico, ma anche da quello etico e morale. Visto l’alto grado di naturalità del comprensorio nel contesto alluvionale subalpino, il fiume tra Riveo e Giumaglio è stato inserito tra i 9 paesaggi golenali Svizzeri d’importanza internazionale. 

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Il valore scientifico
Solamente gli ambienti del tutto naturali o ampiamente inalterati offrono alla ricerca scientifica la possibilità di studiare la composizione originaria e il funzionamento degli ecosistemi. Queste condizioni divengono oggi sempre più rare e molti ambienti vanno distrutti ancor prima di averli potuti studiare. In questo modo non sarà più possibile risalire alla loro composizione, né ripristinare quelli degradati per mancanza di modelli a cui fare riferimento.

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Il valore educativo e didattico
Il comparto alluvionale offre un paesaggio esemplare in cui sono rappresentati tutti gli ambienti dell’ecosistema fluviale. Un grande laboratorio all’aperto in cui i tradizionali esperimenti scolastici lasciano posto alle esperienze vissute.
Il comparto extra-golenale offre invece un’avvincente chiave di lettura storica e culturale del territorio, che permette di comprendere attraverso le numerose testimonianze del passato come e perché il paesaggio antropico valmaggese si presenti così.

Le zone alluvionali sono anche aree che permettono all’uomo di trovare rifugio. Un rifugio nel quale rigenerare lo spirito, trovare serenità e rilassamento. 

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Il valore per l’acqua potabile
Le zone golenali fungono da eccellenti filtri per l'acqua, sono aree di stoccaggio e di alimentazione delle falde, dalle quali si ricava acqua potabile. Grazie alla dinamica naturale di un corso d’acqua, il livello della falda freatica è generalmente più elevato che nelle zone dove il fiume è corretto. 

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